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Quale salute?

Aggiornato il: lug 1

È necessario chiedersi a quale tipologia di salute la politica di governo si riferisca quando parla di salute pubblica. Sappiamo bene che la medicina occidentale, una delle tante espressioni di cura della Malattia, si fonda sul sapere Cartesiano secondo cui mente e corpo viaggiano su binari separati e solo qualche volta paralleli. Sarebbe un’ingiustizia dire che la Biomedicina non si stia mettendo in discussione, ma in questo momento l’opinione pubblica sembra disorientata e distante dall’idea che la medicina occidentale sia una scienza esatta, che la malattia sia soprattutto malattia quando espressa corporalmente e che la mente agisca nell’horror vacui. Inoltre, come ben evidenziato da Paul Farmer, il manifestarsi di una malattia è perlopiù collegata a una determinata disposizione sociale, politica ed economica, questo è vero per l’AIDS ad Haiti, così come lo è per una qualsiasi altra sofferenza. Il sapere medico non è, perciò, dogmatico, infallibile e la malattia è un costrutto complesso e non un nemico che si elimina con un’arma contundente. L’antropologia ha fatto della Biomedicina un suo oggetto di studio, non per metterla in discussione come sapere, ma piuttosto per studiarla come fatto culturale con pretese universalistiche e di naturalità, a confronto con altre espressioni di malattia e tecniche di cura. La stessa malattia, come ben evidenziato dai coniugi Good, e da Kleinman, non ha un riverbero solo biologico, ma anche soggettivo, data l’esperienza che il soggetto sofferente ne fa e sociale. La malattia è anzitutto sofferenza. Inoltre, come spiegato da Marcel Mauss, le tecniche, cosi come le malattie, si presentano in modo variabile, sottoforma di sintomi, linguaggi e sistemi di cura sempre diversi.


Voglio dimostrare che la politica sta ancora promuovendo una tipologia di salute fondata sulla separazione mente e corpo, così come la biomedicina, al caro prezzo di scoprire la sua fallibilità, utilizzando linguaggi impropri, del dominio della battaglia, della guerra, allontanando i soggetti dalla loro esperienza della malattia, per lasciarli nell’horror vacui della Biomedicina, che sembra aver perso la sua anima. Non è qui che si deve approfondire questa tematica, ma è interessante rilevare come La politica si stia affidando al sapere Biomedico, richiamandosi all’expertise di virologi, medici ed epidemiologi, lasciando pensare che anche la politica sociale stia perdendo la sua anima e stia facendo ricorso con prepotenza ed evidenza alla Biopolitica.

Dai dialoghi e dalle interviste intercorse con soggetti appartenenti al contesto italiano, nell’epicentro della diffusione del Covid 19, e soggetti allo tsunami informativo, questa separazione non è pervenuta.

Per me essere in Salute significa godere di benessere fisico e di benessere psicologico. Il malessere fisico, la malattia del corpo, è più semplice da individuare e curare, basta prendere una pastiglia, ad esempio se hai mal di testa, e ti passa. Mentre quello psicologico è più difficile da gestire e se manca richiede un lavoro più impegnativo per poter essere curato e più lungo. In questo momento ciò che mi fa stare bene e non scoppiare è avere un giardino (Marta, 25 anni, insegnante, provincia di Milano).


Stare bene, trovarsi in uno stato di benessere, non significa solo aver cura del proprio corpo biologico, ma significa tenere conto di tutte le variabili che influiscono a uno stato di benessere: spazio, economia, status sociale, solo per citarne alcune.

Inoltre, quando ci si interroga, in questo momento su cosa ci preoccupa relativamente alla nostra salute, non omettiamo mai alcuni fenomeni che medicalmente vengono relegati alla sfera della mente

La salute prima di tutto. Soprattutto in questo momento, poi il resto si vedrà, ma la salute è la cosa più importante. Mio marito ha la BCO (bronchite cronica ostruttiva), è a rischio, ha paura, tutti i giorni si chiede se rischia di prendere il Covid, perché lui continua ad andare al lavoro. Però io non vado più a fare la spesa, va mio marito, a me viene l’ansia, sento qualcosa, mi viene da piangere non vedere nessuno in giro, sentire la macchina della protezione civile che dice di non uscire: sembra di essere in guerra (Simona, casalinga, aprile 2020)





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Creato il 27/08/2015

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