I Fantasmi Come Esperienza

In Indonesia, spiriti e fantasmi non sono uno scherzo. Così come non lo sono le possessioni spiritiche e le diverse strategie messe in atto per poter gestire fenomeni di questo tipo. Esistono diverse tipologie di fantasmi riconosciute su tutto l’arcipelago soprattutto grazie al cinema locale. Una di queste, ad esempio, è quella del Pontianak, dal nome dell’omonima città situata sulla costa occidentale del kalimantan (Borneo) e di cui ogni tanto si può anche fare esperienza. Non sono tanto, forse, le tipologie di fantasmi a scuotere gli animi delle persone, per quanto percepite come spaventose, ma, piuttosto, l’esperienza che potenzialmente se ne può fare.

Gli spiriti abitano luoghi non accessibili all’umano, per diverse ragioni. La foresta è un luogo abitato da spiriti, così come lo è la sera, segnata dalla preghiera del tramonto (Islam). Lo sono le vecchie case coloniali olandesi, abbandonate dall’umano, avvolte dalle piante. Lo sono le fabbriche. Sono tutti luoghi, questi, in cui ciò che non può essere spiegato, accettato, viene delegato all’universo delle immagini spaventose, dei sentimenti incontrollabili, alla perdita di conoscenza, a una crisi della propria presenza nel mondo. Gli spiriti malevoli possono seguire anche dei soggetti viventi maledetti, portando con sé disgrazie, perdite e morte, oltre che, non meno importante, la rottura della stabilità nella comunità. Non vi è religione dogmatica che tenga contro la paura di ciò che non si può controllare e ogni strumento: Sura, Rosario, Corano, Bibbia, Acqua di mare, Piante, Torce, viene richiamato alla protezione della comunità, in una concertazione che ha il solo scopo di ristabilire la Pace sociale della comunità, eliminando l’elemento di rottura della stabilità.




È stato, ad esempio, il destino di un’anziana donna vedova, mendicante, non amata nel suo villaggio a Sumatra, che rifugiatasi in un altro villaggio e che, a detta di un’altra importante figura femminile del villaggio, aveva portato con sé i suoi demoni. Era stata in seguito incolpata della morte prematura di due bambini e della negatività che si era diffusa nella comunità. A seguito della sua dipartita, nel villaggio, c’era stata una vera e propria invasione di fantasmi che ha avuto fine solo dopo mesi di rituali e preghiere.

Il punto non è domandarsi se gli spiriti e i fantasmi o le possessioni siano dei fenomeni reali e veritieri per tutti, il punto cruciale è riconoscere che è reale per chi ne fa conoscenza e utilizza questo codice comunicativo per spiegare la propria esperienza del quotidiano.

Nella maggior parte delle interviste intercorse tra me e le operaie e gli operai (Sumatra, Indonesia, 2016), che avevano fatto esperienza di questi fenomeni, emergeva il fatto che la fabbrica era stata costruita su un cimitero e il padrone non riservava le dovute offerte agli spiriti che abitavano quel luogo. Nei termini di una disattenzione per un rituale, percepita come una violenza, gli operai, usavano un linguaggio per spiegare una trasgressione di una norma culturale e sociale. Aihwa Ong spiega bene questo fenomeno attraverso una ricerca effettuata in Malesia negli anni Ottanta, ovvero il periodo in cui si muovevano dai villaggi le prime donne per andare a lavorare nelle città industriali Lì la logica della fabbrica, caratterizzata da una serrata disciplina del corpo operaio e dall’invasione degli spazi femminili da parte degli uomini (bagni, spogliatoi) veniva percepita come una violenza che si traduceva in una possessione. Una possessione che spiegava, secondo Ong, una resistenza delle operaie alla violenza della logica maschile della fabbrica.

Ciò che è sconosciuto, oscuro, all’esperienza umana è abitato da demoni di ogni sorta.




De Martino, E. (1997). Il mondo magico: prolegomeni a una storia del magismo. Bollati Boringhieri.

Ong, A. (2010). Spirits of resistance and capitalist discipline: Factory women in Malaysia. Suny Press.

15 visualizzazioni

Copyright 2020

Creato il 27/08/2015

Clicca qui per i Limiti di utilizzo