• RibaltaMente

La rabbia nel rispetto delle regole: un barista in quarantena

Aggiornato il: lug 1

L’idea di raccogliere interviste per capire cosa stesse passando per la testa della gente e nelle case degli italiani in questo periodo e` nata dall’idea di raccontarne le storie. Eppure, dopo aver scritto un paio di articoli mi sono accorta di aver raggiunto il mio scopo solo in parte. A mia discolpa, mia madre ha provato a dirmelo senza che io capissi. Capita spesso con lei. Parla, parla, parla e penso che quello che dice sia assolutamente scollegato dalla realtà, che quella che lei vede non e` la mia vita, bensì l’immagine che lei ha di essa. Per poi, solo in un secondo momento rendersi conto di quanto avesse ragione. In questo caso, aveva torto sul fatto che non avessi cercato delle testimonianze di persone con condizioni diverse dalle mie, ma aveva ragione sul fatto che non stessi necessariamente scrivendo su quella che lei definisce la vita vera. La verità è che ero talmente affascinata dalle mie elucubrazioni da non rendermi conto che alcuno storie vadano raccontate semplicemente per quello che sono, perché scavare sempre più a fondo alla ricerca di una verità nascosta a volte finisce per ricoprire di sedimenti una realtà semplice, già detta e ripetuta un milione di volte, ma che nondimeno deve continuare ad essere narrata. Perciò farò del mio meglio per farlo a mia volta ma senza potervi promettere niente.

La storia che vi voglio raccontare oggi e` una storia sfortunatamente fin troppo comune. E` la storia di una persona che sembrava aver trovato il suo posto nel mondo e` che improvvisamente lo ha perso. Ad alcuni di noi la pandemia ha insegnato che la vita e` imprevedibile e che e` da arroganti e da ingrati darla per scontato. Eppure allo stesso tempo le stesse persone che mi hanno raccontato di aver riscoperto il valore della propria vita sono le prime ad ammettere che forse presto se lo dimenticheranno di nuovo. La verità e` che poter dimenticare quello che e` accaduto e` un privilegio e loro stessi ne sono consapevoli. Per qualcuno come Gianni e` tutta un’altra storia.

Gianni e` un ragazzo cinese di ventisei anni. E` nato in Olanda, ma ha vissuto in Italia per i successivi ventiquattro. Sa stare al gioco e ha un elevato limite di sopportazione per battute che fanno ridere un italiano e rabbrividire un olandese liberale. Perché dopotutto lui lo sa che quando la Sophie lo chiama Ching Chong sta davvero solo scherzando. Nel suo quartiere lo conoscono tutti. Dopotutto e` inevitabile quando si e` proprietari di un bar. Le serate trascorrono spillando una birra dopo l’altra, dando fuoco a cocktail incendiari, facendo due chiacchiere con amici e clienti abituali, qualche abbraccio e stretta di mano. La serata finisce alle tre di notte. A volte anche più tardi. Per chi non lo sapesse la vita del barista spesso continua oltre l’orario di chiusura, dietro la serranda abbassata. E il giorno dopo? si ricomincia. Per alcuni la sua vita potrebbe sembrare un inferno, per altri il paradiso, per Gianni dipende piuttosto da quanto ha bevuto.

Eppure ora e` tutto cambiato. Chi dice che gli italiani non hanno voglia di lavorare si sbaglia. Gianni ha una gran voglia di lavorare, ma adesso il lavoro che prima amava si e` trasformato in calvario. Ansia e rabbia sono ormai un compagno costante, ravvivate dalla fiamma dell’incertezza e dall’inadeguatezza della risposta delle istituzioni di gestire la situazione. La tagliola e` stata calata in modo graduale. Prima sono state poste delle restrizioni al numero di persone a cui era consentito restare all’interno del locale. Sia ben chiaro, per lui il problema non sta nella regola in se. La regola la capisce e l’approva. Eppure la difficoltà che la regola genera per un locale come il suo e` uno scoglio enorme. Gli viene chiesto di regolare il flusso di persone che entrano nel locale, di cambiare il su modo di lavorare e di gestire la situazione all’esterno controllando che un gruppo di gente ubriaca mantenga la distanza corretta. Pena? Multa, che la trasgressione avvenga fuori o dentro dal locale. Certo il lavoro lo ha scelto lui, ma la pandemia no. Per quale ragione lui dovrebbe essere responsabile delle azioni di persone all’esterno del suo locale? Perché diciamocelo, la verità e` che mentre lui ha il potere di smettere di servire chi non rispetta le regole, le regole le persone le infrangevano lo stesso anche senza essere ubriache. Gianni ha assunto un body guard, ma gli e` rimasta comunque in testa questa domanda: ma perché la multa la fanno solo a me e non anche ai trasgressori effettivi? Perché il singolo e` libero di non subire le conseguenze delle proprie azioni ma il proprietario del locale e` ritenuto sempre responsabile?

Il lockdown per Gianni, o perlomeno la prima settimana, ha coinciso con un momento di riposo inaspettato. Eppure più i giorni passavano più le preoccupazioni salivano. C’era la necessita` di reinventarsi. L’alternativa? Smettere di lavorare e ritrovarsi sul lastrico. Avete mai ordinato dei superalcolici a domicilio? Ora potete. Ogni drink e` impacchettato singolarmente e consegnato insieme a un sacchetto ripieno di cubetti di ghiaccio. Se siete astemi o avete solo e semplicemente fame non c’e` problema. Potrete gustare le specialità della sua cucina ancora calde, a meno che il fattorino di foodora sottopagato non sia in ritardo. Di positivo bisogna dire che lo stato fa facendo dei tentativi per allentare la pressione economica da piccoli proprietari di locali come il suo. Per esempio, nonostante lui a marzo abbia regolarmente pagato le tasse ha diritto ad un rimborso spese. Anche, se per ora il rimborso non si e` visto. Così come non e` ancora chiaro se la prossima trance di tasse verrà rimandata, se si a quando, se ci sara` uno sconto, una rateazione o se dovranno essere pagate tutte insieme durante l’estate. Perché e` vero che le tasse per ora – forse – non le devono pagare, ma pagarle tutte insieme dopo sarabbe la mazzata definitiva. Per non parlare di riassumere dei dipendenti. Come si fa quando si riesce a malapena ha coprire le spese del locale? L’incertezza provocata da questa situazione non l’incertezza legata al fatto che il futuro e` incerto, che la nostra vita può cambiare da un momento all’altro senza che noi possiamo farci nulla. E` un’incertezza legata al presente, alla difficoltà di arrivare al giorno dopo, alla prospettiva che questa crisi sara` talmente pesante che il ritorno all’agognata normalità è lontano, se non addirittura impossibile.

Rabbia, tanta rabbia, ansia e paura, paura per il futuro. Una paura radicata nell’incertezza. Un’ incertezza che fatica a diradarsi, anzi si infittisce ad ogni angolo, perché riaprire il primo giugno ma poter far entrare un solo cliente alla volta non e` sostenibile. Quindi forse dopotutto e` meglio rimanere chiusi ancora un po e continuare a fare consegne a domicilio. Nonostante tutto. Gianni non si e` mai fermato, ha reinventato il suo locale eppure il suo lavoro non lo riconosce più. Gli abbracci, le chiacchiere scambiate tra una birra spillate e l’altra sono sparite. Al loro posto la tortura di dover fare una consegna a casa di un amico, trovarsi faccia a faccia separati da un muro invisibile senza potersi toccare, e sentendosi abbandonando in balia delle circostanze così come ai tentativi maldestri di aiutarlo da parte della politica.

Ho deciso di raccontarvi della rabbia di Gianni senza filtri, così come e` arrivata a me, diretta, piena di domande, incertezza e soluzioni che aiutano a tamponare le perdite ma che non potranno mai definitivamente risolvere il problema, perché mentre le perdite economiche si possono sempre compensare, la perdita di una professione no. Sopratutto quando si tratta di una professione nutrita dalle interazioni sociale che comporta. Perché la verità è che quando Gianni gira nel suo quartiere si sente protetto, al sicuro. La gente lo consce e lui conosce loro. Eppure nel momento in cui esce dalla sua bolla ecco che all’improvviso il colore della sua pelle e la forma dei sui occhi tornano ad essere diversi.


Beatrice Malaguti

27 visualizzazioni

Copyright 2020

Creato il 27/08/2015

Clicca qui per i Limiti di utilizzo