La casa Borghese ai tempi del Coronavirus

Aggiornato il: ott 22

Il Coronavirus è uno dei molti accadimenti imprevedibili che ci costringono a fermarci per riflettere sulla nostra condizione di vita nel mondo. E’ un fenomeno di portata globale che per la prima volta in tanti anni – e forse secoli – ha fatto si che la maggior parte della popolazione umana si trovi contemporaneamente a vivere le restrizioni spazio-fisiche di quarantena; ovvero in un confinamento domiciliare. Riflettere sullo spazio domestico vuol dire riflettere sulla struttura stessa di società in cui viviamo; Pietro Meloni scrive in tal proposito che

la naturalizzazione della gerarchia, dell’ordine del mondo di cui sono responsabili le case, rispecchia il significato intrinsecamente politico che esse rivestono. […] riconsiderato nella riflessione contemporanea alla luce di processi storici più ampi e la sua esistenza non può che essere letta in relazione alle logiche esterne di natura sociale, politica ed economica. (Pietro Meloni, p.430)[1]

Nella tradizione sociologica si parla di casa borghese come nuovo modo di abitare nell’ambiente ma soprattutto come nuova organizzazione socio-politica, a partire dal XVII secolo. E’ alla fine del 1800, infatti, che si assiste ad un rapido mutamento della società che comincia ad assumere i tratti peculiari che la contraddistinguono e che permangono fino ai nostri giorni, di cui la famosa globalizzazione ne è solo un’amplificazione. Interconnessione tra paesi sempre più distanti geograficamente e sempre più velocemente così come l’aumento della produzione di beni e la circolazione di merci, sono solo alcuni dei processi che contraddistinguono la storia occidentale dal XVII secolo ad oggi. Questa particolare visione di funzionamento della società - di cui l’avvento dello stato-nazione e la nascita della casa borghese sono solo alcuni prodotti – ha come base del suo sistema di senso l’idea di progresso come naturale tappa evolutiva, che coincide con quella che chiamiamo Modernità. Questa si basa su un sistema di credenze in cui l’imprevedibile – come la corrente situazione di pandemia da Coronavirus – è soppiantato dalla credenza di poter prevedere, attraverso le tecnologie e le scienze naturali, gli accadimenti del mondo e farne fronte. Non a caso è stato coniato il termine Antropocene per designare l’epoca in cui viviamo, che ci mette di fronte alle nostre responsabilità come specie animale che ha irrimediabilmente contribuito all’alterazione dell’ecosistema in coerenza con questa visione di uomo come dominatore della “natura” e della realtà; vedi il surriscaldamento globale.

Questa situazione, quindi, rende necessario fermarsi ed osservare nel profondo il funzionamento delle cose che davamo per scontate. Così, tra le idee di base su cui poggia la nostra peculiare visione della realtà - che prende il nome di Modernità - vi sono le categorie di Spazio e Tempo. Queste due dimensioni dell’esperienza nel mondo sono pensate come circoscrivibili ed oggettivabili: qualcosa di universale ed è per questo che riflettere sull’esperienza degli individui e la loro percezione riguardo allo spazio e al tempo nella situazione di confinamento domiciliare, può aiutarci a decostruire il modello di casaborghese e quindi della stessa organizzazione sociale nelle nostre città. Un filosofo contemporaneo di nome Timothy Morton dice che “lo spazio non è una scatola vuota”, al contrario “place is a unique reality for each person so that any place is made up of all the social constructions of spatial meanings enacted and embedded at the site” (Low, p.73)[2]”. Così allo stesso modo anche l’esperienza del fluire del tempo è qualcosa di profondamente intimo e relativo; “gli umani sono intrappolati nella morsa di fasi di intersezione temporale” (Morton, pag. 93)[3]. In questo periodo di confinamento domiciliare, le persone riscoprono luoghi del proprio appartamento apportando delle modifiche nell’organizzazione degli spazi. Qualcuno vive invece in una casa talmente piccola da passare la maggior parte delle giornate sul marciapiede di fronte casa e qualcun altro, come Alberto, passa il proprio tempo libero su un balconcino stretto che prima fungeva solo da ripostiglio. L’idea quindi di casaborghese in cui le mura di casa isolano dalla sfera pubblica l’individuo, proteggendolo, è da decostruire: questo è chiaro anche in riferimento alla modalità di smart-working attualmente largamente diffusa. La casa che è stata pensata come luogo intimo dell’individuo in contrapposizione allo spazio di produzione, ovvero il luogo di lavoro, non è più attinente. Nella contemporaneità le tecnologie “hanno portato l’interno verso l’esterno e, di conseguenza, hanno permesso al mondo – di amici, ma molto spesso anche di estranei – di penetrare nell’intimità della sfera domestica.” (Pietro Meloni in riferimento a Miller, parlando del ruolo dei social network nel ridefinire le sfere di intimità e di spazio pubblico, pag. 436). La questione della diffusione dell’utilizzo di tecnologie per il mantenimento dell’interazione sociale – sia essa di natura lavorativa sia essa di natura privata – rimanda ad un’altra variabile fondamentale per questa riflessione: la percezione non solo dello spazio ma anche e soprattutto del tempo come fortemente legata alla rete di relazioni interpersonali dell’individuo. Halbawachs, filosofo e statista francese deceduto nei campi di concentramento, ha sviluppato durante la sua vita una profonda riflessione sulla questione della memoria collettiva e sull’esperienza del tempo. Secondo lui il tempo come cronologicamente ordinato è un artificio necessario per coordinare le pratiche agite nella sfera pubblica della società e permettere un’armonica convivenza degli individui. Se infatti, per esempio, vogliamo andare al cinema a vedere un film sappiamo che possiamo farlo entro una data fascia oraria della giornata che dipende dall’apertura del cinema. Così questo tempo ordinato e universalizzato prende il nome di tempocollettivo. Però, spiega Halbawachs, esiste anche quello che Bergson definiva tempopuro, ovvero un tempoindividuale. Confrontandomi con persone che si trovano in uno spazio domestico differente, con routine quotidiana variabile, emerge sempre una costante: il tempo che queste persone dedicano ad attività di svago – che ora sono per lo più individuali - è sempre un tempo che viene percepito con un ritmo differente dal periodo pre-quarantena. Alberto, ad esempio, lavora per un’azienda di marketing e sta svolgendo il suo lavoro da casa nella modalità smart-working. Se durante l’orario lavorativo, dice, “il tempo scorre come prima” - ovvero un giorno può passare rapidamente perché il carico di lavoro è molto o al contrario il poco lavoro da fare rende la giornata lavorativa interminabile- quello che mi puntualizza è che “il tempo libero passa molto veloce, è come ristretto”. Kalidu si occupa di programmazione ed anche lui lavora in modalità smart-working dall’inizio della quarantena, come Alberto. Mi dice che non nota variazioni nello scorrere del tempo ma ha perso cognizione dei giorni della settimana e del mese. La sua routine lavorativa non ha subito molte variazioni se non l’estensione del suo ufficio aziendale all’interno dello spazio domestico e l’impossibilità di svolgere attività con i suoi amici durante il tempo libero. La mancanza di impegni di natura sociale fa sì che ogni giorno “sia uguale all’altro”. Halbawachs[4] spiega come gli stessi avvenimenti che connotano il tempo, che inscrivono la “storia”, non sono altro che eventi particolari che ci permettono di distinguere un dato momento da un altro, fungendo da quello che lui chiama marcatore. Un’esperienza di quarantena domiciliare completamente diversa è quella di Gabriele che abita in un paesino tra le montagne vicino Varese. La sua routine lavorativa è molto diversa: si occupa principalmente di giardinaggio e passa molto tempo all’aria aperta, immerso nell’ambiente. In questo periodo di quarantena, poiché la casa in cui abita è piccola ed è in condivisione con i suoi genitori, svolge molte attività nel giardino di casa – che definisce il suo spazio domestico – e sulle rive di alcuni torrenti nelle vicinanze. Mi ha detto che ha dormito per un paio di notti sulla spiaggia di un bacino idrico tra quelli che frequenta in questo periodo di quarantena e che è la sua “casina”. Questo ci riporta alla riflessione sulla mobilità dei confini domestici i quali si estendono al di fuori del perimetro dell’appartamento così come lo spazio di lavoro, al contrario, si può estendere all’interno delle mura di casa. La flessibilità del confine, o meglio l’assenza di confini dei luoghi, non può essere scissa dalla decostruzione di tempo come rigido e universalmente oggettivabile. Gabriele, pur avendo un’esperienza quotidiana di questo confinamento fisico- spaziale completamente differente dai primi due ragazzi, percepisce anche lui delle variazioni nello scorrere del tempo: normalmente essendo preso dalla frenesia lavorativa non ha modo di fare le cose lentamente o fermarsi ad osservare attentamente il movimento dei pesci nel fiume, cosa che ora può fare e che gli da l’impressione che il tempo si sia dilatato. Anche lui non sta tenendo conto dei giorni della settimana. Dice che in assenza di impegni di lavoro o di svago con altre persone, un giorno vale l’altro.

In conclusione questa breve riflessione ci porta a decostruire l’immagine di spazio domestico come luogo chiuso e fisso, ma soprattutto a riflettere sulla relatività dell’esperienza umana: se infatti la Modernità ci permetteva di adagiarci su categorie epistemologicamente date del mondo, la corrente situazione di pandemia da Coronavirus ha permesso che emergessero le precarietà su cui si fonda la realtà. Sembra così che non siano solo “le pareti di casa a crollare”, ma le nostre stesse certezze.

Paola Rizzo

[1] L’uso (o il consumo) dello spazio domestico, Pietro Meloni, Introduzione [2]SpatializingCulture, Setha Low, 2017, Routldge, New York

[3]IPEROGGETTI. Filosofiaedecologiadopolafinedelmondo, Timothy Morton, 2018, Nero Editore, Roma [4]Lamemoriacolectiva, Halbawachs Maurice, edizione spagnola, Prensas Universitarias de Zaragoza, 2004, Zaragoza

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Creato il 27/08/2015

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