Recensione Sense 8

Le sorelle Wachowski e la loro esplorazione dell’umano

Le sorelle Wachowski sono delle esploratrici. Ce le ricordiamo soprattutto per il masterpiece Matrix e suoi seguiti e, perché no, per quell’esperimento che andava avanti e indietro attraverso diverse epoche storiche, ma con personaggi che venivano guidati dagli atti commessi sulla scia del mantra “La nostra vita non ci appartiene. Da grembo a tomba siamo legati ad altri. Passati e presenti”; qui però vogliamo parlare della l’ultima impresa delle sorelle, la serie tv produzione Netflix, Sense8.






Per il critico di Variety Brian Lowry la serie “offre una densa storia di fantascienza non adeguatamente spiegata nei primi episodi, risultando persino confusa e rivelando lentamente dettagli sul mistero centrale”.

La lentezza e la confusione iniziale che percepisce lo spettatore è a parer nostro, o almeno come noi l’abbiamo percepita, una sorta di iniziazione poiché rappresenta lo stesso fracasso emotivo e cognitivo che vivono i personaggi della serie. Improvvisamente ogni singolo protagonista non è piu uno, ma sono otto persone connesse: sono un unico soggetto. E così, in un momento in cui la solitudine sembra prendere il sopravvento, in cui la socialità prende contorni prima inauditi, ecco che la distopia claustrofobica e deturnante a cui siamo abituati perde la sua stabilità e la sua forma (forse perché la distopia siamo noi?), e si tramuta in qualcosa che implicitamente auspichiamo essere: telepatici, connessi, vicini agli angoli del mondo.

Se la tematica, così d’impatto, vi fa storcere il naso, c’è da sottolineare che le sorelle Wachowski sono maestre nel sovrapporre generi diversi tra loro (come già avevano fatto in Cloud Atlas, citato all’inizio). Per cui dentro c’è tutto: c’è azione, c’è dramma, c’è commedia e risate, e c’è sentimento. Amor omnia vincit, alla fine della fiera, e della saga. L’amore prende diverse forme surclassando generi cinematografici e confini geografici. Non è strettamente romanticismo, ma una forma di legame tra menti, tra corpi (tanti corpi…); un amore più simile all’appartenenza in cui la connessione e la vicinanza di mondi all’apparenza impenetrabili si congiungono.

“Tutto ciò che sai a proposito della paura, dell'amore, della connessione, dell'identità sta per cambiare; non sei più solo te stesso.” Recita il teaser.

Quello che spinge a fare, o che ne abbiamo letto, è pensare oltre le categorie dicotomiche e definite cui siamo abituati e pensare all’identità come nuova facoltà.

Melissa Maertz in una recensione di Entertainment Weekly dichiara "è una produzione tanto ambiziosa e passionale quanto imperfetta, riuscendo a generare riflessioni sui temi sociologici che la caratterizzano, ma senza offrire storie e personaggi accattivanti".

Non siamo critiche cinematografiche, siamo solo facili alle cotte delle serie tv. Ed è per questo che nonostante questo elogio iniziale quello che vogliamo fare è mettere l’accento proprio su quelle “connotazioni sociologiche”, politiche, e sull’originale dialettica della storia cronologica e spaziale che Sens8 offre.


“Ci sono persone... persone a cui mi sento connessa in tutto il mondo che sono innocenti eppure sono rinchiuse in prigione, e sono intrappolate dalle circostanze, o da cose che appartengono al passato e poi ci sono persone senza i privilegi di cui noi godiamo, che si sentono minacciate perché amano una persona che il mondo ha deciso che non possono amare. È sbagliato. Terribile.”


Come non crollare davanti a questa affermazione di Sun?

Dal canto nostro abbiamo trovato questa serie tv densa, un intricato complesso di tematiche magistralmente narrate e rappresentate, soprattutto attraverso le scelte registiche delle Wachowski. E’ sicuramente una serie, per come è stata definita da diversi critici, “LGBTQI+ friendly” ma non bisogna fermarsi alle etichette classiche, come la parade di Chicago, ma anche al fatto (insolito per la tv) che un personaggio transgender sia effettivamente interpretato da un’attrice transgender (Jamie Clayton). Un altro aspetto interessante è la rappresentazione del mutuo aiuto femminile che si dispiega nel carcere di Seul quando viene imprigionata Sun a causa delle magagne del padre e del fratello. Il fenomeno del mutuo aiuto femminile non dovrebbe essere colto come un fatto finzionale della serie tv. Esistono luoghi, contesti socio-culturali, in cui questo si manifesta a fronte di un pericolo o un rischio, che per quanto possa non essere condiviso, viene quanto meno riconosciuto, ritenuto possibile. Sistemi di mutuo aiuto sono ad esempio le cooperative di microcredito diffuse nel sud-est asiatico, dove spesso, a dipendenza dei contesti, sono le donne ad avere una particolare propensione economica. Vi sono, quindi, luoghi in cui il mutuo aiuto non fa parte di un ideale immaginario di come dovrebbero essere gestite le dinamiche relazionali, ma una modalità incorporata di gestirle.

Troviamo, tra l’altro, una dimensione culturale variegata resa possibile dalla scelta registica di girare scene nei luoghi meno iconici delle città dei continenti in cui vivono i personaggi e di toccare fenomeni sociali spesso silenziati: il monopolio dell’acqua in Kenya, la mancanza di medicine e la produzione di farmaci di bassa qualità in India…

Una connessione tra personaggi, umana e una connessione di mercati globali oscura, ma esistente.

L’enorme costo di produzione (che ha portato alla chiusura anticipata della serie) data proprio dal fatto che le riprese sono state fatte nei reali paesi da cui i Sense8 provengono, ci spinge a pensare a quanto la costruzione (in senso scenografico, ma non solo…) di mondi sia radicata e ancorata al nostro modo di connetterci al resto del mondo, a discapito di una più profonda conoscenza e osservazione del contesto. Prendendola in maniera iperbolica, quanto siamo pronti a connettere, l’Islanda al Messico, il Kenya alla Cina e a San Francisco?

Se il processo di scardinare elementi globali radicati vacilla, ciò emerge anche nella descrizione, questa sì, puramente fantascientifica, di controllo di specie umane diverse.

La narrazione infatti sussegue sulla base di un tentativo di controllo da parte degli esseri umani che non riescono a godere di questo potere di connessione, sui nuovi umani, i sensate. Classica lotta tra due modi di essere umani nel mondo, con una delle due forme che teme l’altro, e cerca di controllarlo piegandolo e di colonizzarlo.

Potremmo scrivere ancora molto, approfondire tematiche, gli stimoli emersi. Ma quanto vogliamo che emerga, in realtà, è la consapevolezza che anche una serie tv, un diversivo, possa in realtà stimolare a riflettere sulla realtà che ci circonda, sulle congiunture e le connessioni che alle volte si celano. Per questo motivo non possiamo fare altro che consigliarla, e in futuro, perchè no, condividerne le impressioni!

Buona visione!




Sitografia

https://ew.com/article/2015/06/04/sense8-review/

https://variety.com/2015/tv/reviews/sense8-wachowskis-netflix-review-1201499916/

https://www.vanityfair.it/show/tv/2018/06/09/addio-a-sense8-episodio-finale-serie-netflix


Sara e Andrea

4 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti