Storia Ordinaria di un Uomo Stra-ordinario

Aggiornato il: ott 22

Mentre il mondo si dispera, mentre le persone – io compresa – fanno il count down per il ritorno alla vita di prima fatta di piccole libertà - bere il caffè al bar, fare un aperitivo in comitiva nel centro della città o semplicemente una passeggiata al parco - qualcuno non si preoccupa di questo confinamento perché una casa non ce l’ha. Qualcuno si trova agli angoli delle strade sperando di poter riprendere a lavorare, non curante di questa pandemia, perché per certe persone un virus non è nulla confrontato ai problemi quotidiani. E’ il caso di Emilio, 52 anni, di origine calabrese e residente in provincia di Milano da più di vent’anni. Di lavoro fa il verniciatore industriale, pittura insomma le grandi macchine che producono oggetti: tessuti per vestiti e altri materiali. Queste macchine viaggiano per tutto il mondo; mi racconta che prima di passare l’ultima mano di vernice, lui ci scrive sopra il suo nome e quello dei suoi due figli “perché così ci pensi Paola? Arrivano per tutto il mondo, le macchine che ho fatto io! Sopra ci sono i nostri nomi!”.

A causa del Coronavirus anche la ditta per cui lavora si è dovuta improvvisamente fermare nella produzione; così quasi incredibilmente si è trovato “in vacanza” dopo molto tempo. Fino al giorno dopo il decreto emanato dal governo italiano in cui si inaspriva la quarantena, mettendo in lockdown anche le aziende che erano rimaste aperte fino a quel momento, né lui né i suoi colleghi sapevano quale sarebbe stata la decisione dei capi. Se la ditta è aperta, infatti, loro lavorano; se è chiusa stanno a casa. Senza possibilità di scegliere: c’è poca scelta tra morire di fame e morire per la pandemia da Coronavirus. Sarà che le persone come Emilio sono sempre un po' ingenuamente ottimiste o forse sono solo abituate agli accadimenti indesiderati ed un virus non è qualcosa che li spaventa.

Ad un mese di distanza dalla chiusura della sua azienda ed a pochi giorni dal fatidico 3 Maggio 2019 in cui il lockdown dovrebbe ammorbidirsi - oggi 1 maggio 2020 – Emilio mi comunica che non ha più una casa. Ha litigato con la compagna con cui stava vivendo in questo periodo e stanotte dormirà in macchina. Dopo il primo momento di disperazione si anima, mi spiega che gli è stato comunicato che il 4 maggio la ditta riaprirà e mi dice speranzoso: “Ma si, adesso piano piano mi rialzerò”.

La verità è che questa notte non sarà la prima in cui la sua macchina - di seconda o terza mano- diventerà la sua piccola casa borghese; ha già passato tante notti nel passato dormendo in qualche parcheggio ben nascosto, con le scarpe da lavoro sul sedile ed i vestiti nel portabagagli. Le persone come lui, in fondo, ci sono abituate ad essere oggetto; a vivere di poco e con poco… mentre io mi rattristo pensando a quanto vorrei viaggiare di nuovo per il mondo, lui mi incoraggia.

David Graeber, antropologo statunitense, nel suo libro Debito racconta come sia nato il nostro sistema economico attuale, tracciandone la storia a partire dal concetto di Libertà nell’antica Roma. Conclude il suo lavoro dicendo che:

La schiavitù formale è stata eliminata ma […] ci siamo limitati a rinominarla. Per liberarci, la prima cosa che dobbiamo cominciare a fare è vederci nuovamente come soggetti attivi nella storia, come persone che possono fare la differenza sul corso degli eventi mondiali.



Paola Rizzo


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Creato il 27/08/2015

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