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Voce e Silenzio del Black Lives Matter

Aggiornato il: lug 14

La libertà di parola o meglio di espressione è un diritto che viene spesso invocato per difendere la propria opinione: “Siamo in un paese libero, posso dire quello che voglio. Non e` mica una dittatura questa!” Chi non si è mai appellato a tale principio? Anche solo per scherzo? Eppure, il diritto di espressione e i suoi corollari di base ci garantiscono molto più che la possibilità di discutere se sia lecito o meno bere un cappuccino dopo le 11 di mattina. Un esempio?

Il 25 Maggio 2020 la morte di George Floyd ha segnato l’inizio di un'ondata di proteste contro la brutalità della polizia nei confronti della comunità afro-americana che si è sparsa a macchia d’olio per tutto il paese. A forza di essere ignorati gli afro-americani sono scesi in piazza, nel pieno esercizio della loro libertà di espressione e associazione.

L’articolo 19 della Dichiarazione dei Diritti Umani (ONU, 1948) afferma


“ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”


L’individuo, quindi, ha il diritto non solo di esprimere la propria opinione ma di sostenerla tramite delle azioni materiali. Per questa ragione diritti quali quello di associazione e manifestazione sono spesso considerati come suoi corollari. Nel complesso queste libertà non garantiscono semplicemente il diritto al dissenso ma offrono i mezzi per esprimere un dissenso diffuso e condiviso nei confronti di un'autorità costituita. Nel caso degli Stati Uniti offrono i mezzi per protestare contro uno stato che invece di proteggere i propri cittadini, ne opprime sistematicamente una parte in base al loro colore della pelle – gli afro-americani.

Eppure, alcuni potrebbero obiettare che in questo momento i manifestanti non stanno solo protestando, bensì hanno dato fuoco ad una stazione della polizia e si sono dati al saccheggio. Cosa c'entra tutto ciò con la libertà di espressione e di associazione? Per rispondere a questa domanda -di per sé provocatoria- e` prima di tutto necessario contestualizzare le proteste e comprendere quali siano le ragioni dietro la violenza. Non per giustificarla, bensì per ragionare su cosa effettivamente significhi condannare le proteste per le azioni di pochi.

Come e` ben noto, a differenza dei discendenti dei pellegrini europei, gli antenati della popolazione afro-americana non hanno attraversato l’oceano alla ricerca di una vita migliore, al contrario sono sbarcati come schiavi. Mentre nel 1776 i padri fondatori redigevano la costituzione americana, basata sulla difesa dei diritti dell’uomo, i neri hanno dovuto aspettare il 1865 – con la fine della guerra civile – per liberarsi dalla schiavitù` e poter essere considerati esseri umani. La fine degli anni sessanta e` stata invece caratterizzata dal Civil Rights Movement, movimento che ha portato alla fine della segregazione nel paese e l’ottenimento, almeno dal punto di vista legale dell’uguaglianza. Eppure, nonostante i grandi risultati la lotta per la parità portata avanti dalla comunità` afro-americana non è ancora finita.

In democrazia, l’operato del governo dovrebbe riflettere la volontà del popolo, e rispondere dei suoi bisogni, non di discriminarne una parte. Purtroppo, negli Stati Uniti la voce della comunità nera è spesso rimasta inascoltata. La sua storia spesso narrata da altri, spettacolarizzata e stereotipata solo per fare notizia, una narrazione nella quale essere di colore equivale a essere povero, aggressivo e criminale. #blacklivesmatter nato nel 2013, a modo suo, è servito a creare un canale tramite il quale la comunità afro-americana ha avuto la possibilità di raccontarsi e di raccontare la propria versione dei fatti. Eppure, nonostante le numerose proteste e attivismo 7 anni dopo uomini afro-americano continuano ad essere uccisi da poliziotti che continuano a rimanere impuniti. A cosa riduce le persone uno stato che ignora i problemi dei propri cittadini? Li rende invisibili. Essere invisibili implica essere esclusi, non avere il potere di influenzare la politica, ne di usufruire della protezione che il governo offre. Al contrario, spesso porta a subire abusi. E ma vabbè direte voi, nella comunità nera c'è un tasso di criminalità più alto! La polizia non è razzista, semplicemente la comunità nera è più povera e quindi più problematica! Eppure, nonostante un nero ed un bianco abbiano in percentuale la stessa probabilità di uso di droga, un uomo di colore ha 6 più possibilità di essere arrestato per possesso. Per non parlare degli omicidi insensati di cittadini afroamericani commessi dalla polizia e rimasti impuniti. E questa è solo la punta dell'iceberg.

Ph. Sulia Rose Altenberg. 38th and Chicago, Minneapolis. Nell’aureola sono elencati i nomi di altri afroamericani uccisi senza motivo dalla polizia

La costituzione americana, come le costituzioni in generale ne è un esempio. Nonostante, la Dichiarazioni d’indipendenza e la carta dei diritti siano stati scritti con l’intento di garantire giustizia, sicurezza, e benessere ai propri cittadini in pratica questo non succede. Di base la costituzione è un contratto sociale, ovvero e` un accordo preso tra governati e governanti, che determina diritti e doveri delle parti in causa. Se il governo americano non offre sicurezza, benessere e giustizia ai propri cittadini, per quale ragione i cittadini dovrebbero rispettare il contratto? Soprattutto se rispettarlo li penalizza?

No, non sono stati gli afro-americani a romperlo per primi. E` stato lo stato. Per prima cosa, la costituzione americana si basa su un enorme paradosso: proteggeva contemporaneamente la libertà` e lo schiavismo. I neri non hanno preso parte alla stesura della costituzione, eppure grazie a loro e alle loro battaglie il paese si è avvicinato sempre di più al modello descritto dalla costituzione stessa. Per ottenere le libertà di cui godono ora gli afro-americani hanno dovuto lottare e continuano a farlo. In questo caso contro un sistema giudiziario corrotto e contro la brutalità e impunità della polizia. Un sistema che impatta maggiormente la comunità americana ma il cui strapotere e abuso ha un impatto diretto sui diritti di tutti i cittadini americani. Perché un presidente che fa sgomberare una piazza di manifestanti pacifici non solo indica la mancanza di volontà di ascoltare il grido di indignazione della comunità nera ma di base schiaccia il diritto di libertà di espressione, aggregazione e manifestazione. Per non parlare del trattamento subito dai giornalisti.

Riassumendo: non solo la comunità afro-americana è soggetta a discriminazioni strutturali, ma le sue preoccupazioni non vengono riconosciute come valide. Per quale ragione è quindi sorprendente che la gente sia arrabbiata? Per quale ragione i manifestanti vengono arrestati anche senza aver fatto nulla mentre un poliziotto che ha ucciso un uomo semplicemente perché poteva se l’è cavata con un semplice licenziamento? Perché un paio di manifestanti violenti dovrebbero rappresentare un pericolo più grande alla sicurezza della comunità che un sistema della giustizia fallato?

Cosa c’entra tutto questo con la libertà d’espressione e di associazione? Perché queste due libertà sono alla base non solo del funzionamento di una democrazia, bensì sono alla base della possibilità di creare un cambiamento di sistema che rifletta il clima dei tempi. Perché la base della democrazia è il consenso, e il consenso può essere trasmesso anche tramite il dissenso. Ovvero, scendendo in piazza, i manifestanti esprimono un dissenso collettivo – un consenso in quanto sono tutti daccordo – verso un determinato comportamento delle autorità. E questo non lo dico io, ma Hannah Arendt. Nel caso americano, esprimono una profonda rabbia e disappunto sul funzionamento del sistema giuridico del paese e nelle forze dell’ordine.

In conclusione, la libertà di espressione non garantisce soltanto la libertà dell’individuo di esprimere la propria opinione in quanto tale. Bensì è un mezzo tramiteil quale la società, è in grado di reclamare a sé quei diritti che la costituzione in teoria gli garantisce, ma che non sempre vengono messi in pratica, anche a costo di trasgredire le regole. Tutto questo non lo dico per giustificare la violenza, ma semplicemente per sottolineare che in questo caso la violenza è un sintomo di un disagio ed un problema molto più grande e profondo dei problemi che sta causando nel presente. Essere in grado di comprendere il quadro d’insieme, invece di soffermarsi su un unico problema ci mette nella posizione di scambiare la lotta per i diritti con un problema di ordine pubblico. Quello che sta succedendo ora negli Stati Uniti è una lezione che il resto del mondo dovrebbe ascoltare. Dovrebbe portarci a mettere in dubbio la nostra visione del mondo, per non lasciare che le nostre scelte siano guidate dall’abitudine, dalla paura o dai nostri pregiudizi. Gli Stati Uniti sono lontani, ma qui in Italia il grido di aiuto di chi non stiamo ascoltando? E perché? Beatrice Malaguti




Hannah Arendt - disobbedienza civile

razzismo in Italia alcuni articoli

ius solis:

https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2017/10/20/riforma-cittadinanza-da-sapere

violenza contro i neri

https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2018/02/05/macerata-fascismo-luca-traini

manifestazioni in italia

https://www.internazionale.it/opinione/annalisa-camilli/2020/06/08/italia-manifestazione-razzismo-floyd

fonti in tema

http://www.afroitaliansouls.it/

https://www.youtube.com/watch?v=Or3W4UgB4fw

purtroppo ci devo aggiungere la puntata del palinsesto femminista e razzismo

george floyd - In inglese

https://www.theguardian.com/us-news/ng-interactive/2015/jun/01/the-counted-police-killings-us-database# database numero morti uccisi polizia

https://www.nytimes.com/interactive/2019/08/14/magazine/1619-america-slavery.html progetto per raccontare la storia della comunita` afro-americana

princeton: guide to BLM resources https://libguides.princeton.edu/c.php?g=598338&p=4142165

video

sullo sgombero https://youtu.be/z56j06plUgs

contratto sociale: https://www.youtube.com/watch?v=v4amCfVbA_c

police brutality: https://www.youtube.com/watch?v=Wf4cea5oObY



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Creato il 27/08/2015

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