What's the T?

FUN FACT: L'espressione What's the T? si può tradurre con qual è la verità? (T di truth). Col tempo poi la T abbreviata è stata accostata alla parola tea, per assonanza, e da lì l'espressione è stata associata anche alla bevanda calda con espressioni come that is my cup of tea (questa è la mia verità) o spill the tea (sputa il rospo). Questa espressione viene usata principalmente quando si vuole affrontare un gossip succulento o si vuole rivelare una verità scomoda. E' sempre difficile capire dove nascano i modi di dire, quello che si può ipotizzare in questo caso è che sia stato coniato all'interno della cultura drag nera e americana durante gli anni 80 90 (circa).





Ma quale “T”, quale verità scomoda vogliamo affrontare in questo post?


What's the T? è il titolo originale che Juno Dawson ha dato al suo libro che, in italiano, è stato tradotto con Questo libro è trans. Oltre ad essere assolutamente geniale, poiché pone immediatamente l'accento sulla T (di Transgender) in LGBT+, riesce anche, a mio avviso, a rivelare chiaramente come qualunque discorso relativo a persone trans sia considerato uno scomodo segreto, qualcosa da tenere nascosto, di non riconosciuto, che si tollera (che brutta parola) a fatica. Una verità sconveniente. E' importante portare a galla questa narrazione perché è così tanto radicata all'interno della nostra cultura, a tal punto da non accorgerci di quanto bias ci sia e di quanto, di conseguenza, giudichiamo (male) persone che non riconoscono la propria identità di genere con il loro sesso biologico.

In Italia, è possibile cambiare il proprio genere sui documenti dal 1982 grazie alla legge 164. All'epoca però si parlava ancora di cambio di sesso, e veniva riconosciuto solo dopo un iter molto lungo e un obbligatorio intervento chirurgico. Solo nel 2015, dopo alcune sentenze che hanno permesso il cambio legale di genere senza alcuna operazione, è stata resa facoltativa la procedura chirurgica. Questo è un grandissimo traguardo perché non è assolutamente detto che una persona trans voglia necessariamente essere riconosciuta come uomo o donna, i generi non sono due e la scelta deve rimanere individuale senza che nessuno imponga dettami su come dobbiamo gestire il nostro corpo. Infine, dal 2020, l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha stabilito che i farmaci per la cura ormonale sono gratuiti.

Sicuramente abbiamo fatto enormi passi in avanti in Italia creando leggi necessarie per tutelare (alcuni) diritti delle persone trans, ma sono tutte terribilmente recenti. Non è mai stata cambiata la narrazione culturale che abbiamo nei confronti delle persone trans (e di tutte quelle persone non cisgender, come le persone non binary o genderqueer) o meglio, non è mai stata data loro la possibilità di raccontarsi, di parlare, sono sempre state tenute nell'ombra, come qualcosa che non deve essere rivealt0. Questo atteggiamento ha causato un'alterizzazione di tutte queste soggettività, che si vedono oggi costantemente invisibilizzate o addirittura mostrificate. In Italia, siamo in attesa che il senato approvi (sperando senza tagli) il DDL Zan, una legge definita contro l'omolesbobitransfobia. In realtà com'è scritta ora sarebbe in grado di tutelare molte più soggettività marginalizzate (e non solo), dato che tutela la discriminazione e l'istiganzione all'odio nei confronti di sesso, orientamento, identità di genere e disabilità.

Dopo tutto quello di cui abbiamo parlato non è un caso che il punto più controverso di questa proposta di legge sia proprio l'identità di genere: se non se ne parla allora non esiste. Ancora una volta abbiamo dimostrato di vivere in una cultura che si rifiuta di riconoscere i diritti di alcune persone solo perché sono una minoranza.

Ma se il termine "identità di genere" fa paura alla gente, perché non mettiamo solo "contro la transfobia" così ci portiamo a casa la legge?

Perché in una proposta di legge vige la tassatività dell'azione penale, quindi i termini che devono essere usati per spiegare la legge devono essere assolutamente chiari, in modo che ci sia poco spazio per libere interpretazioni. Quindi: specificare in una proposta di legge che non si può discriminare una persona per la propria identità di genere è molto più chiaro e tutela tante altre soggettività e non solo le persone trans.

Inoltre, non è onesto voler parlare di transfobia negando l'identità di genere, poiché rifiutare quest'ultima significa negare una premessa fondamentale per legittimare persone trasngender e non solo. Per concludere, quando si parla di genere, dobbiamo ricordarci che non esistono delle parti che sono negoziabili. Quando si parla di genere, si parla di persone, in carne ed ossa e del loro modo di vivere la loro identità e la loro sessualità e questo è un diritto che deve essere inviolato per chiunque.

...And this is the T.


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