Yemanjà, Ynae o Nossa Senhora Dos Navigantes? Tanti nomi una sola entità

Yemanjà - anche chiamata Ynae e Janaina - è un’entità della cosmologia afro-brasiliana. Vi è una grande varietà di culti e dottrine che vi fanno riferimento, tra cui il Candomblè. Attraverso la cultura, le tradizioni e le credenze spirituali, possiamo scorgere la storia dei popoli del mondo. Infatti Yemanjà è arrivata in quello che oggi chiamiamo Brasile, insieme alle popolazioni dell’Africa che furono ridotte in schiavitù per lavorare nelle piantagioni di caffè e canna da zucchero. Secondo alcune di queste popolazioni africane ogni elemento dell’ambiente – quelli che chiameremmo elementi naturali: fiumi, alberi, terra etc… - era riconducibile a delle entità che in alcuni momenti potevano prendere le sembianze di uomini e donne, ma che avevano delle qualità e delle capacità che superavano quelle umane. Yemanjà è un’entità dell’acqua, precisamente legata al fiume Niger. Secondo la tradizione afro-brasiliana è una degli orixas (in yoruba, una delle lingue dei gruppi di africani schiavizzati, significa “vodù”). Queste figure sono incantados: persone che hanno vissuto ma non sono mai morte. Vivono incatenate agli elementi della natura. In un’intervista rilasciata all’antropologo Bruno Barba, un pae de santos (sacerdote del culto del Candomblè) asserisce che “l’orixà è un vento sagrato, un vento sacro, una forza non magica, ma una forza che appartiene a tutti noi” (Barba, 1999: 65). È difficile spiegare utilizzando il nostro linguaggio – e quindi le categorie di pensiero con cui decodifichiamo la realtà – cosa sia esattamente un orixà. Quello che possiamo dire a riguardo è che la loro pregnanza nella vita e nel modo di relazionarsi all’ambiente dei popoli africani, dopo molti secoli, è ancora osservabile nella vita quotidiana dei brasiliani.

Per molto tempo coloro che professavano i culti di matrice africana sono stati perseguitati dalla chiesa: considerati come incivili che idolatravano spiriti demoniaci. Ciò ha implicato che le persone schiavizzate utilizzassero nomi fittizi riconducibili ai santi cattolici dei coloni, per poter continuare a omaggiare i loro protettori. In antropologia si definisce sincretismo l’incontro tra diverse culture e diverse visioni del mondo, che si condensa in nuovi elementi culturali. Il caso degli orixas ne è un esempio: Ynae o Janaina, divinità del fiume Niger, diventa Yemanjà. Attualmente viene identificata anche nella figura di Nossa Senhora dos Navegantes, ovvero la Madonna protettrice dei pescatori. In Brasile viene celebrata l’otto dicembre di ogni anno, proprio come la Madonna Immacolata della tradizione cristiano-cattolica. È considerata la madre di tutti gli orixas – così come la Madonna è considerata madre dell’umanità – protettrice della cabeça (“testa”) e quindi dell’equilibrio psicologico.




Nel modo in cui viene omaggiata possiamo scorgere la persistenza delle credenze africane che consideravano i voduns (quelli che in Brasile sono appunto diventati orixas) come entità con caratteristiche umane. Al contrario della tradizione biblica che concepisce le figure dei santi come persone distaccate dai vizi e dalla materialità umana – e per questo degni di essere idolatrati – le entità dei culti di matrice africana in Brasile, sono entità che conoscono i vizi e le perversioni umane. Attraverso i rituali di possessione discendono sulla Terra e si appropriano della materialità dei corpi dei loro adepti, per poter godere dei beni terreni come gli esseri umani. Yemanjà, per esempio, è rappresentata dallo specchio: essendo donna è vanitosa. L’otto dicembre durante la celebrazione, le persone si radunano sulla spiaggia dell’oceano e le lasciano in mare dei doni come specchi, fiori e giocattoli per bambini. La cosmologia afro-brasiliana è molto vasta: ci sono diverse credenze che differiscono tra loro sulla storia degli orixas e sul modo in cui debbano essere ringraziati per la protezione che offrono. Nel caso di Yemanjà l’elemento comune a tutte le narrazioni locali è l’acqua. L’antropologa Manuela Tassan (2017) ha lavorato in una comunità di discendenti di schiavi nei pressi della Foresta Amazzonica, nello stato del Maranhão in Brasile. Ha riportato diverse narrazioni sulla mãe de agua (“madre dell’acqua”) che sembrano essere riconducibili proprio a Yemanjà. Nel suo lavoro etnografico emergono diverse percezioni dell’entità che in base al bacino idrico in cui viene incontrata dalle persone – di acqua dolce come il fiume o salata come il mare – assume caratteristiche differenti: di protezione o di trasmissione di malessere. Nelle tradizioni dell’Amazzonia oltre alla composizione dell’acqua, ciò che rende pericolosa o meno Yemanjà sembra essere il momento temporale della giornata in cui si manifesta alle persone. Ciò rimanda ad un sistema di pensiero che mappa e socializza gli spazi, non solo in base alla collocazione fisico-geografica dell’area in cui ci si trova ma anche a partire dall’interstizio temporale. Insomma, i luoghi non sono solo spazio ma anche tempo. Pare che ciò sia dovuto alla pluralità di visioni cosmologiche che convergono nella mãe de agua: quella dei popoli dell’Africa yoruba e bantu, e i popoli amerindiani. Quindi anche dall’incontro con le popolazioni indigene della foresta quest’entità ha assunto caratteristiche nuove, che propongono una visione della relazione con lo spazio e il tempo diversa dalla nostra “occidentale”.

Durante un periodo di ricerca etnografica a Salvador de Bahia, mi capitava spesso di trovare delle persone che durante le ore serali della giornata, sulla riva dell’oceano, praticavano dei rituali di purificazione chiedendo la sua intercessione. Di mattina sulla spiaggia, molte volte ho invece trovato i doni che le vengono lasciati e che le onde turbolenti dell’oceano riportano sulla terra ferma: rose bianche e carcasse di galline morte. Alcuni antropologi hanno rintracciato in questa figura quella della Mami-Wata: una sirena dalla pelle bianca dei culti voduns africani. Ad oggi Yemanjà, con le sue plurime forme e dimensioni – proprio come l’acqua di cui è “mamma” – continua a essere affascinante quanto sconosciuta: eredità di un complesso mondo di credenze e incontri culturali che viene rinnovato ogni notte, lontano dagli sguardi indiscreti.


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Creato il 27/08/2015

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